Martedì, 01 Marzo 2011 10:18

Tipi di impianti per il riscaldamento

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Secondo le modalità di diffusione del calore già descritte, i tipi di impianti per il riscaldamento possono dunque essere divisi nei due gruppi dei sistemi a convezione e radianti; entrambi comportano sia effetti a convenzione che radianti, ma i primi si basano sul principio del riscaldamento dell'aria, mentre i secondi sul principio del ricaldamento delle pareti e del lento rilascio di calore da queste ultime all'ambiente.
Riassumendo, in base all'effetto prevalente si possono così classificare:

1.Impianti a convezione:

a. tradizionale a termosifoni
b. a termoconvettori (diffusione di aria calda)

2.Impianti a radiazione (o radianti):

a. camini "chiusi" e stufe ad alta efficienza, stufa tradizio
nale piena
b. impianti a ipocausto a pavimento e a parete.

I sistemi del secondo gruppo, notevolmente più sani, deter
minano consumi energetici minori e sono meno soggetti a
inconvenienti. L'irraggiamento uniforme garantisce infatti:
assenza di fenomeni di secchezza dell'aria per il manteni
mento naturale di un tenore adeguato di umidità relativa;
assenza di fenomeni di carbonizzazione e di ricircolo di
polvere e microrganismi, legati all'eccessivo riscalda
mento dell'aria determinato dai sistemi a convezione;
assenza di emissioni nocive e di fenomeni di accumulo
di elettricità;
assenza di sbalzi di temperatura e uniformità della tem
peratura ambiente, con conseguenti sensazioni di be
nessere.

Questi inconvenienti sono invece la norma con il riscaldamento a convezione.
II tipo di impianto convettivo attualmente più diffuso è il
riscaldamento centrale a termosifoni, che ha una collauda
ta capacità riscaldante ma aspetti di insalubrità e di spreco
energetico quali secchezza, rapidità di raffreddamento du
rante i ricambi d'aria, carbonizzazione, ricircolo di polveri
e microrganismi, cariche elettrostatiche, supcr/ìci dei vani
fredde e diffusione di calore poco uniforme.

Il movimento dell'aria è dovuto alla discontinuità della temperatura (il radiatore che emana calore da un punto preciso della stanza non è in grado di distribuirlo uniformemente), la formazione d'aria secca e la carbonizzazione del pulviscolo all'alta temperatura delle superici radianti. Inoltre, poiché l'aria calda è più leggera sale verso l'alto mentre quella fredda rimane in basso e l'aria riscaldata non riesce a portare le superfici circostanti a una buona temperatura; se la temperatura delle superfici rimane fredda (inferiore di 4 o 5 °C a quella dell'aria), per non provare disagio si deve innalzare ancora la temperatura di qualche grado, con l'inconveniente di avere un ambiente con una forte differenza di calore tra il livello del pavimento e il soffitto.
Oltre a sprecare energia il fenomeno dell'ascensione delle correnti (messo in evidenza dal "nero" che si produce sui muri sopra all'elemento riscaldante) rende l'aria troppo calda, secca e povera di ossigeno, sottrae calore ai corpi e mette in circolo polveri e batteri.
Per ridurre almeno in parte questi inconvenienti è utile preferire radiatori reclinabili e lisci che consentono una pulizia migliore e più agevole, pulire regolarmente le supe-rifici radianti con panni umidi; inoltre umidificare gli ambienti e porre la massima attenzione a non isolare il calorifero con tende, mantovane, griglie che impedendo il ricircolo dell'aria ostacolano l'effetto di riscaldamento.

Il sistema di riscaldamento chiamato "a battiscopa" è di tipo "misto", cioè utilizza il meccanismo della termoconvezione per sviluppare un effetto radiante. Consiste in un tubo di rame infilato in tante lamelle radianti poste a intervalli di 1-2 cm l'una dall'altra che viene montato alla base delle pareti più fredde (in genere, quelle perimetrali), a circa 10 cm di altezza.
La striscia di parete alle spalle del tubo è opportunamente isolata e la temperatura dell'acqua che vi scorre può andare dai 50 agli 80 °C circa. Si tratta insomma di una sorta di termosifone allungato, ridotto a tubo. Però, a differenza del sistema a radiatore tradizionale, l'aria fredda che entra dal basso si riscalda a contatto con la batteria di tubi, diventa leggera, si solleva ed esce lambendo parete alta, distribuendosi uniformemente come calore avvolgente dal pavimento al soffitto, senza concentrazione a ridosso del soffitto.
Tale convezione molto lenta scalda i muri lambiti che a loro volta divengono fonte radiante, con un punto d'equilibrio termico a un'altezza di 1,5 - 2 metri. L'elemento riscaldante è un'evoluzione dei radiatori molto bassi e allungati che nacquero per contrastare la grande dispersione termica che si produce nelle ampie vetrate: ma in questo caso l'acqua veniva scaldata (come nei normali caloriferi) ad alta temperatura, mentre qui è scaldata a temperatura minore e con lo scopo di trasferire calore alle pareti perché queste ultime lo irradino all'ambiente. Un limite del sistema è che impegna per tutta la lunghezza le pareti e se installato al filo esterno del muro disturba il libero posizionamento dell'arredamento, in quanto sporge di 8-15 centimetri (in questi casi è inadatto a locali piccoli, quali bagni, cucine, disimpegni).

Dove lo spessore delle pareti lo consente, per evitare questo inconveniente è possibile predisporre degli spazi incassati nei muri nei quali alloggiare gli elementi. Date queste caratteristiche (e anche dal punto di vista dei costi), la sua installazione è più vantaggiosa nelle nuove costruzioni o in previsione di ristrutturazioni radicali, che consentono di programmare lo spessore dei muri anche in funzione della presenza o meno degli elementi radianti. In generale l'applicazione di questo sistema è sconsigliata solo in ambienti che abbiano rilevanti dispersioni termiche.

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Simona

Amo il mobile e tutto quello che riguarda il mondo della casa, ho creato questo sito per divulgare il mio piccolo sapere e magari condividerlo con chiunque voglia.