L'acquisto di un pannello solare, di un sistema fotovoltaico o di un generatore eolico comporta maggiori difficoltà rispetto a quello di altri prodotti “pronti all'uso”. Il rivenditore al quale ci si affida dovrà offrire anche un'adeguata consulenza, sia prima sia dopo l'installazione: in molti casi un preventivo affidabile può essere effettuato solo dopo un accurato sopralluogo. Oltre alla spesa per i materiali, bisogna considerare quella della manodopera.
I costi, calcolati in genere per il kit di impianto completo, vadano in base alla quantità di acqua calda che il sistema è in grado di produrre. Cambiano la superficie del pannello e la capacità del bollitore.

Un sistema integrato
Una soluzione vantaggiosa dal punto di vista economico e di resa è quella di abbinare a un sistema solare termico un secondo impianto che funziona con un altro combustibile a basso consumo, per esempio la legna o i pellets. La caldaia a pellets funzionerà di più nei periodi dell'anno in cui l'insolazione è minore. Con questi tipi di sistemi circa il 70% dell'energia proviene dal sole, il 30%
dal combustibile fossile.
In questo tipo di sistemi solari, i costi si calcolano per ogni chilowatt di energia installato. Poiché la realizzazione prevede numerose variabili, le aziende forniscono i prezzi quasi esclusivamente su preventivo. Le aziende produttrici si occupano di tutti gli aspetti di progettazione e installazione, consegnando un impianto “chiavi in mano”.

E per informarsi
Un aiuto nella scelta della soluzione più adatta alle proprie esigenze viene da Enel.si, società del Gruppo Enel che propone servizi e prodotti per il risparmio e l'efficienza energetica, con particolare riferimento alle fonti rinnovabili. Si può chiedere consulenza ai negozi in franchising, presenti sul territorio nazionale: i punti vendita si occupano anche di progettazione, dell'installazione e della
manutenzione degli impianti. Per conoscere quello più vicino, si può consultare il sito www.enelsi.it.
Sempre con l'obiettivo di venire incontro all'utente quantificando il risparmio energetico che si può ottenere, l'azienda Buderus ha messo a punto il progetto casa Buderus: si tratta di un laboratorio dimostrativo e di ricerca attraverso il quale il pubblico potrà conoscere più da vicino le soluzioni più avanzate per la produzione di energia dalle diverse fonti.

Il sito di riferimento è www.casabuderus.it

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Lunedì, 21 Giugno 2010 13:41

Geotermia: un occhio all'ambiente

Il Presidente di Assistal, l'Associazione Nazionale Costruttori di Impianti, in occasione del convegno sulla geotermia organizzato alla fiero milanese Expocomfort, ha spiegato che si calcola che l'installazione di un milione di pompe di calore geotermiche consentirebbe un risparmio annuo di 21,5 milioni di barili di petrolio (a vantaggio della bilancia commerciale), 5,8 milioni di tonnellate di CO2 e oltre 8 miliardi di kWh. Sempre in occasione del convegno, sono state presentate da Cesare Laffi di Cefla Impianti due realizzazioni eccellenti: il Teatro alla Scala e il Castello Sforzesco di Milano, che vengono in parte riscaldati e raffrescati con sistemi geotermici ad acqua a bassa temperatura.

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Giovedì, 24 Giugno 2010 13:41

Geotermia: quanto può costare?

La geotermia è consigliata nei nuovi progetti, mentre se si ha già un impianto a radiatori (che lavorano 060-70 C) e caldaia è meno conveniente sostituirlo con una pompa di colore geotermica. In ogni caso, è consigliabile sempre un buon isolamento termico di pareti e finestre per non disperdere i vantaggi dell'impianto.

I costi indicativi di installazione di un sistema geotermico per una cose di 180 mq sono di 11.000 contro i 5.000 della caldaia tradizionale. Il costo del consumo annuale si aggiro sui 1.250 euro, il risparmio annuale nei confronti delle altre energie è il seguente: 1.000 euro rispetto al metano, 3.000 rispetto al gasolio. In sintesi, il costo dell'impianto è ammortizzabile in 6 anni e dopo 20 permette di risparmiare 15.000 euro (fonte Avenir Energie).

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Martedì, 15 Giugno 2010 13:39

I tre metodi per sfruttare la Geotermia

Due sono i sistemi più diffusi: la sonda verticale e il campo orizzontale, più economico soprattutto nell'installazione, che non richiede manodopera specializzata, ma anche con rendimenti termici leggermente inferiori. I tubi orizzontali si posizionano facilmente (non è infatti richiesto personale specializzato) a 60-100 cm circa di profondità nel giardino vicino a casa seguendo diverse tecniche (reticolo piano, parallelepipedi, trincee e spirali dette slinky). La superficie varia a seconda dell'energia richiesta: si calcola in media da una a due volte l'area da riscaldare. Il campo può essere arricchito da fiori e arbusti, ma devono essere posizionati ad almeno due metri di distanza eventuali alberi con grandi radici. E veniamo al sistema di perforazione verticale. Lo scambio di calore con il terreno avviene tramite una o più sonde di captazione installate vicino all'edificio eseguendo un foro di pochi centimetri di diametro, invisibile una volta finita la costruzione.

Questa tecnica ha costi elevati e richiede un trivellatore esperto; è inoltre necessaria un'accurata analisi delle caratteristiche del terreno: la roccia è ad esempio un buon conduttore a differenza della ghiaia secca. Il numero delle sonde e la profondità di installazione (che arriva fino a 150 metri) dipendono dal tipo di sottosuolo (è sempre bene provvedere a uno studio geologico preventivo) e dall'energia termica richiesta dall'edificio. Per eseguire la perforazione è necessario chiedere l'autorizzazione con procedure che cambiano anche molto da località a località. In certi casi basta attendere dal comune il silenzio assenso e dopo 30 giorni si possono iniziare i lavori, in altri si deve pagare una tassa una tantum per lo sfruttamento dell'energia: si consiglia di informarsi presso le autorità locali e il Genio Civile. Meno diffusa è la sonda che sfrutta l'acqua di falda (quando questa rimane abbastanza alta, cioè a una profondità di 20-25 metri). È necessaria l'autorizzazione dell'ente preposto alla gestione delle acque sotterrane (ma anche in questo caso i referenti cambiano molta da comune a comune).

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Mercoledì, 23 Giugno 2010 13:38

Geotermia: il calore all'ennesima potenza

Stare al fresco d'estate e al caldo d'inverno senza dipendere dal prezzo del petrolio e senza emettere CO2 è possibile, sfruttando l'energia naturale contenuta nella terra. Terra e acque sotterranee sono una fonte di energia pulita, rinnovabile e sempre disponibile. In genere si pensa allo sfruttamento dei soffioni boraciferi a Larderello, grazie ai quali si produce circa il 25 per cento del fabbisogno elettrico di tutta la Toscana, o alle acque termali di Abano e Montegrotto, ma in realtà tutto il sottosuolo è un enorme serbatoio termico dal quale estrarre calore d'inverno e al quale cederlo durante l'estate. I gradi in più (la temperatura media del terreno in tutta Italia, a 15 metri di profondità rimane costante tra i 10 e i 14 °C indipendentemente dalla stagione) sono dovuti in parte all'irraggiamento solare.

Per captarli si impiegano sistemi geotermici in grado di riscaldare e raffrescare tutta la casa e produrre acqua calda sanitaria senza emettere nell'atmosfera anidride carbonica, ossidi di azoto, particolato o polveri fini. Il sistema si rivela affidabile in qualsiasi situazione climatica, regione, altitudine o posizione del sole. Per contro funziona a energia elettrica che ha costi molto alti nel nostro Paese. Si calcola comunque di poter ottenere un risparmio annuo variabile dal 35 al 60 per cento sulla bolletta energetica rispetto a un sistema tradizionale. L'investimento richiesto per l'acquisto della pompa di calore (che costa circa il doppio rispetto a una tradizionale caldaia) è recuperabile nell'arco di 6-10 anni.

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Questo sistema di riscaldamento si basa sul fatto che la temperatura del suolo a una certa profondità è più elevata dì quella in superficie: il calore necessario per il riscaldamento di un'abitazione o di un condominio può essere quindi estratto dal terreno attraverso un impianto azionato da una pompa di calore, cioè da una macchina in grado di prelevare e cedere calore. Nel suolo vicino all'abitazione viene inserita, a una profondità di circa 80:120 m, una sonda geotermica verticale, cioè uno scambiatore costituito da tubi all'interno dei quali scorre acqua mescolata a un liquido refrigerante.

Il liquido, raffreddato dalla pompa di calore (installata in superficie) alla quale la sonda è collegata, viene portato in profondità, dove assorbe il calore dal terreno, lo riporta alla pompa di calore che ne innalza la temperatura in modo da poter cedere calore all'ambiente a 20°C circa. Questo sistema funziona al meglio utilizzando come corpi scaldanti dei pannelli radianti a pavimento o delle bocchette di ventilazione. Una volta installato, questo impianto non ha bisogno di manutenzione e consuma pochissimo: solo l'energia elettrica che serve a fare circolare il liquido refrigerante e l'acqua nei circuiti. La realizzazione per ora è tecnicamente piuttosto complessa e i costi sono elevati.

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Per fare fronte al progressivo esaurimento dei combustibili fossili, anche per il riscaldamento domestico si sta investendo sempre più sull'utilizzo di altre risorse energetiche. E in molti casi, per chi sceglie un impianto di questo tipo, la Finanziaria 2007 prevede degli incentivi. Si può produrre energia termica sfruttando il calore del sole o quello proveniente dalla terra, ma anche bruciando biomasse. A parità di calore prodotto, questi combustibili costano meno rispetto a quelli fossili, o sono addirittura gratuiti. La legge Finanziaria 2007 prevede agevolazioni per interventi di riqualificazione energetica che apportino migliorie al rendimento degli impianti di climatizzazione invernale esistenti, soprattutto per quanto riguarda il risparmio energetico. Sulle spese documentate sostenute entro il 31/12/2007 è prevista una detrazione dell'imposta lorda per una quota pari al 55% degli importi rimasti a carico del contribuente fino a un valore massimo di 60.000 euro.

Se la materia prima è il cippato...
Da anni gli impianti che funzionano con questo tipo di combustibile vengono utilizzati per il riscaldamento di edifici di medie e grandi dimensioni, o anche di interi quartieri, attraverso una rete di teleriscaldamento. Rendimenti e comfort sono paragonabili a quelli dì impianti alimentati da caldaie a gas e a gasolio. Il cippato è formato da pezzetti di legno ricavati da scarti di segheria non trattati. Con la sua potenza calorica pari a 3.000/3.500 Kcal, il cippato è competitivo nei confronti del metano. La caldaia viene alimentata tramite un sistema di trasporto collegato a un estrattore a braccio rotante, che preleva il combustibile da un silos di stoccaggio ricavato in un locale preesistente o costruito ex-novo. Eventualmente possono essere presenti nell'impianto anche un bollitore per acqua calda sanitaria e un accumulatore inerziale oppure il pellet. Questo combustibile è costituito da piccoli cilindretti di legno vergine essiccato e pressato. Esistono caldaie che funzionano solo a pellet e modelli multicombustibile che possono essere alimentati anche con gusci, mais, vinaccioli, segatura. Oltre alla caldaia, l'impianto comprende il serbatoio del pellet dal quale, con un apposito sistema, il combustibile viene a essa trasportato; una centralina di regolazione; un eventuale accumulatore inerziale e un bollitore per acqua calda. Come quelle a cippato, anche le caldaie a pellet sono programmabili e automatiche allo stesso modo di quelle a metano. Per il rifornimento, che in un condominio deve avvenire circa una volta al mese, il pellet sfuso viene trasportato mediante autobotti che lo pompano direttamente nel silos di stoccaggio. Dì solito è lo stesso installatore che effettua anche lo stoccaggio, il caricamento  e la pulizia dell'impianto.

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Mercoledì, 14 Luglio 2010 17:50

La Geotermia: un calore tutto nuovo

Stare al fresco d'estate e al caldo d'inverno senza dipendere dal prezzo del petrolio e senza emettere CO2 è possibile, sfruttando l'energia naturale contenuta nella terra. Terra e acque sotterranee sono una fonte di energia pulita, rinnovabile e sempre disponibile. In genere si pensa allo sfruttamento dei soffioni boraciferi a Larderello, grazie ai quali si produce circa il 25% del fabbisogno elettrico di tutta la Toscana, o alle acque termali di Abano e Montegrotto, ma in realtà tutto il sottosuolo e un enorme serbatoio termico dal quale estrarre calore d'inverno e al quale cederlo durante l'estate. I gradi in più (la temperatura media del terreno in tutta Italia, a 15 metri di profondità rimane costante tra i 10 e i 14° C indipendentemente dalla stagione) sono dovuti in parte all'irraggiamento solare. Per captarli si impiegano sistemi geotermici in grado di riscaldare e raffrescare tutta la casa e produrre acqua calda sanitaria senza emettere nell'atmosfera anidride carbonica, ossidi di azoto, particolato o polveri fini. Il sistema si rivela affidabile in qualsiasi situazione climatica, regione, altitudine o posizione del sole. Per contro funziona a energia elettrica che ha costi molto alti nel nostro Paese. Si calcola comunque di poter ottenere un risparmio annuo variabile dal 35 al 60 per cento sulla bolletta energetica rispetto a un sistema tradizionale. L'investimento richiesto per l'acquisto della pompa di calore (che costa circa il doppio rispetto a una tradizionale caldaia) e recuperabile nell'arco di 6-10 anni.

Come funziona?
La pompa di calore trasferisce energia da una sorgente a temperatura più bassa (che può essere l'aria esterna, l'acqua o il terreno) agli ambienti della casa che si trovano a una temperatura più alta. Il vantaggio e l'alto rendimento, misurato in Cop, coefficiente di prestazione. In genere si attesta intorno al valore 4: questo significa che per 1 kWh di energia elettrica assorbita, la macchina produce 4 kWh di energia termica utile per l'abitazione, ma a una temperatura di 50° C circa. Il limite del sistema e infatti che, per distribuire il calore nella casa, si devono usare terminali che lavorano a basse temperature (30-35° C) come i pannelli radianti a pavimento e i venticonvettori (terminali nei quali circola acqua calda d'inverno e fredda d'estate, provvisti di ventilatori e in grado di far raggiungere velocemente all'ambiente la temperatura desiderata e di regolarla con un termostato). Una pompa di calore dura come una caldaia (15-20 anni), ma ha manutenzione ridotta. Anche le dimensioni sono simili, ma non sono necessari ambienti dedicati ne canne fumarie. Tra i vantaggi, infine, le agevolazioni sulle spese per la riqualificazione energetica degli edifici: la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti geotermici da infatti diritto a una detrazione di imposta del 55 per cento (http://efficierizaenergetica.acs.enea.it/fifl2007.htm).

Tre metodi a confronto
Due sono i sistemi più diffusi: la sonda verticale e il campo orizzontale, più economico soprattutto nell'installazione, che non richiede manodopera specializzata, ma anche con rendimenti termici leggermente inferiori. I tubi orizzontali si posizionano facilmente (non è infatti richiesto personale specializzato) a 60-100 cm circa di profondit‡ nel giardino vicino a casa seguendo diverse tecniche (reticolo piano, parallelepipedi, trincee e spirali dette slinky). La superficie varia a seconda dell'energia richiesta: si calcola in media da una a due volte l'area da riscaldare. Il campo può essere arricchito da fiori e arbusti, ma devono essere posizionati ad almeno due metri di distanza eventuali alberi con grandi radici.

E veniamo al sistema di perforazione verticale. Lo scambio di calore con il terreno avviene tramite una o più sonde di captazione installate vicino all'edificio eseguendo un foro di pochi centimetri di diametro, invisibile una volta finita la costruzione. Questa tecnica ha costi elevati e richiede un trivellatore esperto; Ë inoltre necessaria un'accurata analisi delle caratteristiche del terreno: la roccia è ad esempio un buon conduttore a differenza della ghiaia secca. Il numero delle sonde e la profondità di installazione (che arriva fino a 150 metri) dipendono dal tipo di sottosuolo (e sempre bene provvedere a uno studio geologico preventivo) e dall'energia termica richiesta dall'edificio. Per eseguire la perforazione Ë necessario chiedere l'autorizzazione con procedure che cambiano anche molto da localit‡ a località. In certi casi basta attendere dal comune il silenzio assenso e dopo 30 giorni si può iniziare i lavori, in altri si deve pagare una tassa una tantum per lo sfruttamento dell'energia: si consiglia di informarsi presso le autorità locali e il Genio Civile. Meno diffusa e la sonda che sfrutta l'acqua di falda (quando questa rimane abbastanza atta, cioË a una profondità di 20-25 metri). E' necessaria l'autorizzazione dell'ente preposto alla gestione delle acque sotterrane (ma anche in questo caso i referenti cambiano motto da comune a comune).

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Domenica, 30 Maggio 2010 18:49

Il risparmio energetico

L'uso più consapevole, razionale ed efficiente dell'energia da parte dei consumatori e l'adozione di tecnologie più efficienti, possono consentire di risparmiare energia e di conseguenza di dare una prima risposta alle problematiche legate all'approvvigionamento energetico e alla necessità di tutelare l'ambiente. Tuttavia, la mancanza di informazioni sulla disponibilità di nuove tecnologie e sui costi dei propri consumi costituisce spesso il principale ostacolo al miglioramento dell'efficienza energetica (quasi il 50%, dell'abbattimento dipende dalla riduzione dei consumi, per la sostituzione delle tecnologie)

Come si realizza
Il settore che presenta elevate possibilità di riduzione dei consumi, è quello civile. Gli edifici, infatti, assorbono una notevole quantità di energia sia durante la loro realizzazione, sia durante la loro vita per la climatizzazione degli ambienti (riscaldamento e raffrescamento), la produzione di acqua calda sanitaria, la ventilazione, l'illuminazione, gli elettrodomestici (lavaggio, con    servazione degli alimenti, comunicazione), la cottura dei cibi ecc. Il miglioramento dell'efficienza energetica dì questo settore può essere conseguito adottando misure di contenimento dei consumi elettrici e termici. Il consumo per l'illuminazione domestica, che rappresenta circa il 13,5% del consumo totale di energia elettrica nel settore residenziale, può essere ridotto del 50% mediante l'adozione di lampade fluorescenti compatte a basso consumo con alimentatore elettronico. L'uso più consapevole dell'energia da parte dei consumatori e la scelta di acquistare prodotti ad alta efficienza energetica può ridurre i consumi dovuti ai grandi elettrodomestici del 30-50%. Per ridurre i consumi dovuti alla climatizzazione estiva è opportuno dotarsi di idonei sistemi di ombreggiamento e utilizzare sistemi di raffrescamento passivi. I consumi dello scaldabagno elettrico, legati in gran parte al consumo d'acqua, possono essere ridotti mediante l'installazione di riduttori di flusso mentre la sostituzione dello scaldabagno elettrico con un sistema a gas o a pannello solare è in grado di dimezzare i consumi. Per quanto riguarda la riduzione dei consumi termici, la misura preferibile è quella di intervenire sul sistema edificio impianto, mediante la riduzione delle dispersioni termiche dell'edificio e la sostituzione del generatore di calore con uno più efficiente (ad esempio, caldaia a condensazione, impianto a pompa di calore con tecnologia a compressione o ad assorbimento, impianto cogenerativo ad alto rendimento, impianto a integrazione di energia solare). Le dispersioni termiche si riducono con il miglioramento della coibentazione dell'edificio, l'installazione di finestre con doppi vetri o vetri selettivi e telai ad alta prestazione (legno, alluminio a taglio termico). Un intervento generico di miglioramento dell'efficienza del sistema edificio-impianto, che generalmente consente di raggiungere un miglioramento dell'indice di prestazione energetica variabile tra il 30% e il 40%, è caratterizzato da un costo di 0,4 euro ogni kWh/anno risparmiato e da tempi di ritorno di circa quattro-sei anni.

Normativa in Europa
Nell'ultimo decennio si è assistito a una crescente attenzione, da parte dell'unione Europea, all'individuazione di nuovi strumenti normativi e di nuove metodologie applicative finalizzate al miglioramento dell'efficienza. Con la Direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell'edilizia è stato stabilito che gli stati membri devono tra le altre cose: adottare standard energetici per gli edifici di nuova costruzione e per quelli sottoposti a ristrutturazione con una superficie superiore a 1.000 metri quadrati; introdurre la certificazione energetica per gli edifici; introdurre il controllo periodico dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento. Il Decreto legislativo n. 192 del 19 agosto 2005 e successive modifiche e integrazioni ha stabilito che: deve essere dichiarato il consumo energetico degli edifici immessi nel mercato immobiliare; nei nuovi edifici l'acqua calda sanitaria deve essere riscaldata con fonti rinnovabili; devono essere introdotte le schermature solari esterne nei nuovi edifici; deve essere introdotto il parametro energetico nella pianificazione del territorio; a partire dal 2020, nei nuovi edifici, devono essere ridotte le dispersioni termiche dì un ulteriore 20%.

Normativa in Italia
Nel nostro Paese la prima legge in materia di risparmio energetico è la Legge n. 10/1991 “Norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”. Tra le altre cose, la Legge n. 10/1991 prescrive alle Regioni e Province autonome di predisporre un piano regionale per il risparmio energetico e ai Comuni di aggiornare il Piano Regolatore tenendo conto delle disposizioni in materia. In seguito, il Decreto legislativo n 412/1993, “Regolamento recante norme per la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell'art. 4, comma 4 della legge 9 gennaio 1991, n. 10”: suddivide l'Italia in zone climatiche in funzione dei gradi giorno (per gradi giorno s'intende la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell'ambiente, convenzionalmente fissata a 20 °C, e la temperatura media esterna giornaliera); classifica gli edifici in base alla loro destinazione d'uso; stabilisce i valori minimi e massimi della temperatura ambiente; indica tutte le caratteristiche che devono rispettare gli impianti.

Normativa in Piemonte
A livello regionale, il Piemonte, con la D.G.R. 11 gennaio 2007, n. 98-1247 (Stralcio di Piano per il riscaldamento ambientale e il condizionamento) e la L.R. 28 maggio 2007, n. 13 ha individuato gli indirizzi, le prescrizioni e gli strumenti volti a migliorare le prestazioni energetiche degli edifici esistenti e di nuova costruzione, a favorire lo sviluppo e l'integrazione delle fonti rinnovabili e ha introdotto l'obbligo della certificazione energetica. In attuazione della L,R, 28 maggio 2007, n. 13 sono stati predisposti quattro regolamenti inerenti: operazioni di controllo di efficienza energetica degli impianti termici; impianti solari termici, impianti fotovoltaici, serre solari ed elementi costruttivi finalizzati alla captazione diretta dell'energia solare; certificazione energetica; requisiti minimi prestazionali degli edifici, armonizzati rispetto ai contenuti del previsto aggiornamento dello Stralcio di Piano

Finanziamenti agevolati
Finanziamenti agevolati per interventi di efficienza energetica e di utilizzo delle fonti rinnovabili previste dal "Decreto Kyoto". Il bando è articolato in tre specifiche "misure":  la prima, destinata alla realizzazione dì impianti di microcogenerazione (potenza elettrica fino a 50 kW) alimentati a gas naturale o biomasse solide, liquide e gassose; la seconda, rivolta alla realizzazione di impianti a fonte rinnovabile per la produzione di energia elettrica o termica (eolici, idroelettrici, solari termici, impianti termici a biomassa vegetale solida, impianti fotovoltaici); la terza, infine, rivolta alla razionalizzazione degli usi finali di energia, incentiva interventi di riqualificazione energetica degli involucri di edifici esistenti, sistemi di teleriscaldamento alimentati da impianti di cogenerazione, impianti geortemici a bassa entalpia per la climatizzazione dì edifici e impianti di cogenerazione di media e grande taglia. Gli incentivi, prevedono, come potenziali beneficiari, una pluralità di soggetti, che comprende persone fisiche, persone giuridiche private, imprese, soggetti pubblici e condomini, che possono presentare domanda per tutte le tipologie di intervento, con l'eccezione degli impianti solari termici, degli interventi di riqualificazione energetica degli involucri edilizi e degli impianti di cogenerazione di media e grande taglia, interventi che sono ammissibili solo se realizzati da soggetti pubblici. Il bando prevede l'erogazione di un finanziamento agevolato a tasso fisso per un importo pari al 70% dei costi sostenuti per la realizzazione degli interventi (la percentuale è elevata al 90% nel caso in cui il beneficiano sia un soggetto pubblico), di durata compresa fra i tre e i sei anni. In Regione Piemonte, la gestione del Bando Kyoto è affidata alla società finanziaria regionale Finpiemonte S.p.A., alla quale vanno inoltrate le domande di finanziamento. Per informazioni relative ai termini e modalità di presentazione delle domande, occorre fare riferimento alla sezione "Ambiente>Energia>Bandie finanziamenti 2009" del sito istituzionale della Regione Piemonte: www.regione.piemonte.it o al sito di Finpiemonte S.p.A.: www.finpiemonte.it

Edifici e impianti termici
La D.G.R. n. 46-11968 del 4 agosto 2009 definisce un quadro prescrittivo di riferimento per la riduzione sia dei consumi energetici per la climatizzazione degli edifici, sia delle emissioni in atmosfera ad essa associate. Tale obiettivo è perseguito incrementando il ricorso alle migliori tecnologie disponibili e promuovendo comportamenti virtuosi da parte dei cittadini consumatori.

Le prestazioni energetiche
Le principali disposizioni contenute nella D.G.R. n. 46-11968 del 4 agosto 2009 riguardano: requisiti minimi e prescrizioni specifiche per quanto riguarda le prestazioni energetiche degli involucri edilizi e dei singoli elementi che costituiscono: sia nelle nuove costruzioni (definendo i valori limiti del fabbisogno energetico degli edifici, residenziali del terziario), sia nelle ristrutturazioni edilizie o nelle manutenzioni e nei restauri (definendo i requisiti dei singoli elementi che vengono utilizzati requisiti minimi per le prestazioni, energetiche ed emissive, degli impianti termici da installare in edifici nuovi o in sostituzione di generatori esistenti. Viene in particolare ribadito l'obbligo dell'installazione di impianti a 4 stelle, consentendo deroghe solo in casi limitati; modalità e tempistica di adeguamento degli impianti termici esistenti per raggiungere gli obiettivi di risanamento della qualità dell'aria del territorio piemontese: la disciplina infatti stabilisce, in relazione al tipo di combustibile utilizzato e alla alla potenza dell'impianto termico, le scadenze temporali entro le quali deve essere effettuato l'adeguamento dell'impianto termico; tempistica e obiettivi per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti caratterizzati da un fabbisogno energetico per il riscaldamento invernale particolarmente elevato. il provvedimento prevede che gli edifici di grandi dimensioni e con elevati consumi energetici debbano provvedere, entro il 31.12.2016, a realizzare interventi in grado di conseguire una riduzione del proprio consumo di energia primaria per il riscaldamento almeno pari al 35%

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Lunedì, 07 Giugno 2010 18:45

L'energia Geotermica

Come funziona doveroso specificare che, attualmente, la geotermia a bassa entalpia non è ancora considerata a tutti gli effetti una fonte energetica rinnovabile, anche se una recente direttiva dell'Unione Europea apre uno spiraglio in questo senso. Secondo la suddetta direttiva, le pompe di calore, impianto tramite cui è possibile sfruttare la geotermia a bassa entalpia, sono considerate “rinnovabili” per la quota parte di energia sottratta all'acqua o al suolo. La geotermia a bassa entalpia consiste nello sfruttamento del sottosuolo concepito come serbatoio termico, da cui si estrae calore durante la stagione invernale e al quale se ne cede durante la stagione estiva. In questo modo , quindi riscaldamento e raffrescamento avvengono senza l'ausilio di caldaie e refrigeratori.

Gli impianti a bassa entalpia
La geotermia a bassa entalpia con pompe di calore rappresenta una tecnologia matura, soprattutto nelle applicazioni con sonde geotermiche. Lo sfruttamento di questa risorsa avviene tramite appositi impianti dotati di pompe di calore (ad alimentazione elettrica o ad assorbimento alimentate a gas). Tali impianti sfruttano il terreno come sorgente termica (utilizzo del calore geotermico a bassa entalpia) e si possono distinguere in tre categorie in funzione della modalità di assorbimento dell'energia termica dal sottosuolo: impianti accoppiati direttamente con il terreno attraverso un sistema di tubazioni a circuito chiuso al cui interno scorre il fluido termovettore, si distinguono scambiatori con il suolo orizzontali (GSHP Ground Source Heat Pump) o verticali (SGV Sonde geotermiche Verticali) già molto dofusi nei Paesi del Nord e in Svizzera; impianti che utilizzano l'acqua di falda come fluido termovettore, con o senza reimmissione nella falda stessa dopo l'uso;  impianti che sfruttano l'acqua dei laghi e dei bacini come sorgente termica attraverso un circuito che può essere sia aperto che chiuso.

Vantaggi

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