Lunedì, 11 Ottobre 2010 16:29

Tutto quello che si deve sapere sui tetti

Ci sono sistemi prefabbricati per rifare il tetto?
Sì. I più indicati sono in legno e comprendono travi e strutture prelavorate, la ferramenta necessaria per il montaggio e i materiali impermeabilizzanti e isolanti.

Qual è il tipo di legno più adatto per il tetto?
Le aziende più qualificate puntano sul lamellare. I suoi componenti sono molto stabili, resistenti al fuoco e all'umidità.

È possibile integrare le vecchie tegole con altre simili?
Sì: in commercio si trovano tegole che riprendono le colorazioni tipiche di quelle tradizionali, pur essendo di nuova fabbricazione. Possono essere in terracotta o in cemento trattato con pigmenti minerali, con sfumature calde.

Cos'è il, tetto ventilato?
È quello che prevede, sotto le tegole, uno strato di ventilazione che assicura un perfetto ricambio d'aria e, quindi, un miglior comfort termico. Ci sono vari tipi di ventilazione: sottotegola, indispensabile per smaltire il vapore acqueo e le infiltrazioni provocate dalla pioggia; sottomanto, che migliora sensibilmente il surriscaldamento estivo; al colmo, sotto le tegole al centro del tetto si inseriscono elementi forati. Quando il vento lambisce il tetto, questi elementi creano una depressione che attira verso l'alto l'aria fresca dalla ronda generando un circolo che espelle
quella surriscaldata.

Ci sono altri vantaggi dalla ventilazione del tetto?
Molti. Si conservano meglio le strutture e si elimina l'umidità fra i vari elementi del tetto, evitando la condensa.

Conviene installare un impianto di condizionamento?
Si, un impianto di condizionamento sul tetto, con due o tre split nei locali principali, può migliorare sensibilmente il benessere climatico.

Come si evitano le infiltrazioni dal tetto?
Posando guaine impermeabili. Ottime le bituminose con uno strato di polipropilene, che consentono il passaggio del vapore acqueo, pur essendo resistenti all'acqua. Si mettono sui tavolati in legno.

Esistono sistemi che isolano il tetto e che sono impermeabili all'acqua?
Sì, si tratta di speciali pannellature in fibra di legno pressata e tenuta insieme da un collante naturale (la lignina). Vanno posate sotto la listellatura che sostiene le tegole e prima del tavolato. Questi pannelli aumentano l'isolamento termico e sono resistenti all'acqua ma permeabili al vapore acqueo, permettendo una perfetta traspirabilità dei locali mansardati.

Occorre sostituire la grondaia?
Quasi sempre sì. Perché, oggi, grondaie e canaline di discesa dell'acqua piovana hanno caratteristiche migliori di quelle vecchie. Inoltre, se si aggiungono abbaini e quindi aumenta l'estensione del tetto, si ha l'esigenza di ottimizzare il deflusso dell'acqua, per non intasare la gronda. In media, occorre prevedere una canalina di scarico ogni 80 mq di superficie della copertura.

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La scelta degli interventi di isolamento termico delle pareti verticali può essere influenzata da vincoli statici, estetici o di ingombro.

Gli interventi più diffusi si distinguono nelle quattro seguenti tipologie:

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Lunedì, 31 Maggio 2010 08:24

Coibentazione del tetto: quale nuovo?

Come funziona
Le dispersioni termiche attraverso la copertura di un edificio rappresentano una parte rilevante delle perdite per trasmissione attraverso l'intero involucro. Gli interventi per la coibentazione del tetto variano in base al tipo di copertura. Nel caso di coperture piane è importante prevedere una buona impermeabilizzazione per evitare infiltrazioni di acqua che potrebbero deteriorare la struttura e l'isolamento. Le tecniche più comuni di isolamento termico della copertura piana sono: applicazione, al di sopra della struttura esistente, di uno strato isolante, di un manto impermeabile e di una pavimentazione, nei casi di copertura praticabile, oppure di una protezione del manto stesso in ghiaia e argilla espansa; l'isolante impiegato deve essere impermeabile all'acqua e deve avere un basso coefficiente di dilatazione al calore e una buone resistenza meccanica; possono essere impiegati isolani: quali polistirene estruso e vetro cellulare; in alcuni casi si utilizza un pacchetto costituito da componente isolante e gesso rivestito con alluminio, in altri i pannelli, in genere già dotati di finitura superficiale, si incollano sull'intradosso della soletta; lo spessore dei pannelli, definito in base alle dispersioni termiche della copertura, è generalmente maggiore di 2 cm. Nel caso di coperture a falde l'intervento di isolamento può essere attuato sulla superficie inclinata oppure sull'ultimo solaio piano. Nei casi in cui il locale sottotetto non è utilizzato si ricorre solitamente all'isolamento dell'ultima soletta piana in modo da ridurre il volume da riscaldare.

Le tecniche più diffuse di isolamento termico della copertura inclinata sono:
applicazione dell'isolante (polistirene espanso o poliuretano) sulla struttura delle falde del tetto (che può essere in listelli di legno, ferro, o travetti prefabbricati) o direttamente sotto le tegole, che vengono ancorate ad esso senza l'ausilio degli usuali listelli di legno; posa in opera "a secco", sopra l'estradosso dell'ultimo solaio, di uno strato isolante con sottostante strato di barriera al vapore, allo scopo di evitare il passaggio della condensa interna.

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Sabato, 26 Giugno 2010 09:44

La tua casa è a norma? Controla

Basta poco per evitare brutte sorprese e pericoli domestici: semplici regole che vanno sempre rispettate e un piccolo calendario di interventi di manutenzione e di controllo. Ce lo hanno sempre assicurato, specie nei tempi d'emergenza: la tua casa è il nido più sicuro. Invece, dalle statistiche si scopre che la realtà è tutta diversa. Dietro la porta di casa si nascondono i maggiori rischi per l'incolumità di chi vi abita. A cominciare dall'impianto elettrico. Sebbene sia un'innegabile fonte dì benessere, l'impianto elettrico procura ogni anno a 45,000 italiani infortuni piccoli e grandi, originati sia da impianti obsoleti sia da comportamenti imprudenti.

Per evitare di rientrare in questa casistica, la soluzione è una sola. Mettere in casa un impianto elettrico sicuro. Sedici anni fa, una legge, la n. 46/90, ha disciplinato la sicurezza degli impianti secondo le norme definite dal CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano, rendendo obbligatoria non solo l'osservanza ma anche la dichiarazione di conformità rilasciata da installatori abilitati. Da un'indagine eseguita oggi dall'istituto di ricerca Demoskopea per conto di Prosiel (l'Associazione italiana per promozione della sicurezza elettrica) risulta però che sono più di 10 milioni le abitazioni italiane che non sono mai state sottoposte a interventi di manutenzione dell'impianto elettrico. E il 64 per cento non possiede la dichiarazione di conformità. E cosi difficile allora ottenere un impianto sicuro? No.

Richiede solo tre presidi.

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Questa modalità di costruzione è studiata per chi non ha entrate così alte da poter accedere al libero mercato, ci spiegano ad Alisei. Dal momento che sono i Comuni a mettere a disposizione l'area edificabile e ad attivare il progetto, la prima cosa da fare è informarsi presso il proprio Comune di residenza e verificare se ci sono in corso progetti a cui unirsi. Se non ci sono, si può chiedere di organizzare uno. L'autocostruzione piace ed è già molto sviluppata in Nord Europa, dove esiste da diversi decenni. Da noi comincia ad attivarsi ora, e speriamo continui a essere incentivata da Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale. Per informazioni, e per vedere esempi di case già in via di ultimazione. www.autocostruzione.net

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Sabato, 03 Luglio 2010 09:27

La casa: costruiamocela da soli

Comprare un alloggio ha costi esorbitanti? Ci si può unire a un gruppo di autocostruzione: insieme, si tira su una casa nel tempo libero, il terreno lo mette il Comune e i lavori sono coordinati da professionisti. E i prezzi si dimezzano.
Che fai il fine settimana? Vado a costruirmi la casa. Un tempo era una frase relativamente frequente, comune: nella società contadina erano in parecchi a sapersi tirare su una casa. Oggi suona ben più strana, vista anche la maggiore complessità strutturale degli edifici abitativi. Eppure è quel che fanno già tanti cittadini, che si sono ribellati ai costi esagerati degli appartamenti raggiunti nelle grandi città. Grazie al progetto dell'autocostruzione (promossa e organizzata da realtà come la Alisei di Milano, in collaborazione con i Comuni) la casa se la fanno da soli, mettendo a disposizione ciascuno il proprio tempo libero e le proprie attitudini.

Non è necessaria una formazione specifica nel campo dell'edilizia: i lavori dei cittadini trasformati in manovali e carpentieri sono infatti supervisionati e coordinati da professionisti messi a disposizione dai Comuni. Far da soli vuoi dire abbattere i costi circa del 60%. E in due anni di lavoro e circa una decina di mutuo (la prima rata si paga solo al termine della costruzione, ossia quando si entra in casa), si diventa proprietari. La cosa interessante poi è che nessuno sa quale sarà il proprio appartamento, perché l'assegnazione avviene con sorteggio, a costruzione ultimata: così ciascuno mette il massimo impegno a tutto il progetto per la comunità. Che è formata, in genere, da una metà di italiani e una metà di stranieri, di nazionalità diverse in modo da favorire l'integrazione culturale.

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Giovedì, 15 Luglio 2010 13:31

Chi è il responsabile di un impianto?

Per gli impianti di riscaldamento autonomi, l'obbligo di garantire i buon funzionamento e la sicurezza riguarda l'occupante dell'immobile, proprietario o inquilino. Per assicurare gli interventi di manutenzione nei tempi stabiliti si può anche nominare il cosiddetto “terzo responsabile”, stipulare cioè un contratto di manutenzione con un'impresa qualificata che si incarichi di intervenire tenendo conto delle scadenze stabilite. All'impresa che esegue i controlli spettano anche la tenuta e l'aggiornamento del libretto d'impianto.

La manutenzione da effettuare
Per eseguire i controlli previsti per la manutenzione ordinaria, il tecnico abilitato impiega in genere tra i 20 e i 40 minuti. Sul libretto di impianto, dovrà sottoscrivere eventuali anomalie riscontrate e tutti gli interventi effettuati. Il tecnico dovrà inoltre compilare un rapporto di controllo e manutenzione utilizzando un formulario previsto dalla legge. La manutenzione completa dell'impianto di riscaldamento comprende: prova di tenuta, pulizia dello scambiatore, verifica della pompa, verifica e registrazione degli elementi di regolazione e di accensione, verifica della portata termica e della combustione della caldaia ed eventuale regolazione, controllo dell'efficienza dello scambiatore, verifica del tiraggio della canna fumaria a caldaia accesa, controllo dei dispositivi di sicurezza come termostato e dispositivi antiriflusso, verifica della combustione, verifica dell'esistenza delle aperture di aerazione.

Eventuali accertamenti
I responsabili di impianto che non effettuano i controlli previsti dalla legge possono incorrere in sanzioni pecuniarie. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno il compito di effettuare, accertamenti e ispezioni a campione necessari a verificare l'osservanza delle norme relative al contenimento dei consumi di energia nell'esercizio e manutenzione degli impianti.

Verificare conviene
Regolari controlli sugli impianti di riscaldamento, oltre a evitare rischi e a contenere gli sprechi, riducono anche l'inquinamento. Per questo motivo gli enti locali svolgono campagne di sensibilizzazione per incentivarli. La Provincia di Milano, grazie a un accordo con le associazioni di categoria, ha per esempio recentemente lanciato la campagna “Calorefficienza”: i cittadini di tutti i Comuni con meno di 40.000 abitanti che hanno caldaie con potenza inferiore a 35 kW potranno accedere a un elenco di manutentori convenzionati.

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Finestre di elevate dimensioni, specie se esposte verso sud od ovest, in estate possono comportare un eccessivo riscaldamento dei locali. Scegliendo i vetri adatti, però, si riesce addirittura a fare a meno di tende e altri sistemi di oscuramento. I vetri più indicati sono quelli assorbenti, di tonalità neutra e scarsamente riflettenti, incamerano l'energia solare e lentamente la rilasciano verso l'esterno. Perché la temperatura della superficie esterna non si alzi troppo, è necessario che garantiscano un valore g non inferiore al 40%. Questo valore rappresenta la quantità di energia a cui è esposto il lato esterno del vetro, penetrata all'interno dell'ambiente, in conformità con la norma EN 410.

Per il tetto
Per le coperture, un'alternativa per prevenire i rischi di surriscaldamento, che sono molto elevati, senza oscurare il locale, è costituita dai vetri riflettenti. L'efficacia di questa tipologia di vetri è merito del loro basso valore g, che può arrivare fino al 25%, conservando comunque una buona trasmissione solare. Sono infatti dotati di una particolare pellicola riflettente che ha la funzione di respingere verso l'esterno la maggior parte dell'energia solare che colpisce il vetro, con il risultato di un minore
riscaldamento della superficie.

Più sicurezza
Per contrastare il rischio di intrusioni o evitare lesioni nel caso il vetro si frantumasse, più pericolose quando questo è di grandi dimensioni, è bene installare vetri di sicurezza. Ne esistono sostanzialmente due tipi, temprati e accoppiati. Il vetro temprato è una lastra ad alta resistenza meccanica si frantuma in piccoli frammenti smussati che riducono il rischio di lesioni. Il vetro accoppiato è formato da due lastre, incollate tra di loro mediante una speciale pellicola resistente allo strappo, Se si frantuma, la pellicola tiene legati i frammenti di vetro, prevenendo possibili lesioni.

Di giuste dimensioni
I limiti per il dimensionamento di una finestra dipendono da norme del Regolamento edilizio comunale e di quello di igiene relative ai rapporti di aeroilluminazione dei locali. E la proporzione tra la superficie del pavimento di una stanza è l'ampiezza della parte apribile (aerante) e di quella vetrata (illuminante) delle finestre. L'apertura deve essere almeno 118 delle dimensioni del locale. Occorre poi mantenere adeguati i valori della trasmittanza termica che possono variare, aumentando la dimensione del vetro.

 

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Il miglior mezzo per presentare denuncia dei vizi è la raccomandata con ricevuta di ritorno. La Cassazione ha chiarito però che anche una denuncia verbale, persino tramite telefono, purché in presenza di testimoni, è valida, così come è legittimo spedire un telegramma. Non è strettamente indispensabile, anche se è comunque consigliabile, elencare tutti i difetti identificati con precisione in seguito.

Dopo la perizia
Il momento della scoperta del vizio, dal quale decorrono i due mesi o l'anno per presentare la denuncia, non coincide con quello in cui il committente si accorge che esiste una qualsiasi anomalia. Il vizio viene individuato soltanto attraverso la diagnosi sull'origine del male ed è il momento in cui si consolida la certezza che il danno è stato in qualche modo causato dall'appaltatore nell'esecuzione dell'opera. Ciò accade, per esempio, dopo che un tecnico incaricato ha eseguito una perizia che fa risalire la colpa all'appaltatore. Dopo la denuncia, si ha un anno di tempo per intraprendere un'azione legale. Se, però, in questi 12 mesi si invia un'ulteriore raccomandata, si avrà una proroga di un altro anno.

Le soluzioni possibili
Il committente ha, in genere, due possibilità. La prima è pretendere, oltre ai danni, anche l'eliminazione del vizio, in teoria anche da parte della ditta appaltatrice. Poiché, però, è naturale che
il committente non si fidi più dell'impresa con cui ha avuto problemi, cercherà, tramite autorizzazione del Giudice, di fare eseguire i lavori ad altri, ma le spese della ditta edile in torto. La seconda è chiedere la riduzione del prezzo da pagare o pagato e il risarcimento dei danni. La scelta tra l'uno o l'altro rimedio è, di norma, irrevocabile.

Risoluzione del contratto
Esiste in realtà anche una terza scelta iøntn nero al fatto che siano stati eseguiti lavori del tutto inutili e non previsti, con vizi così gravi che rendano l'opera inadatta al suo scopo: pretendere la
risoluzione del contratto. Secondo la Cassazione (sentenza n. 9239/2000) tale domanda può essere
presentata in unico giudizio, chiedendo in subordine la riduzione del prezzo o l'eliminazione dei vizi. In tal caso, infatti, non è necessario scegliere subito per quale rimedio optare.

I termini di decadenza e prescrizione
Per i vizi occulti
Denuncia: entro il termine di decadenza di 60 giorni dalla scoperta; prescrizione entro 2 anni dalla consegna. Azione legale: prescrizione entro 1 anno dalla denuncia o comunque di ogni successiva azione con effetti legali. Per gravi difetti o rovina dell'immobile Denuncia: entro il termine di decadenza di 1 anno dalla scoperta; prescrizione entro 10 anni dalla consegna. Azione legale: prescrizione entro 1 anno dalla denuncia o comunque di ogni successiva azione con effetti legali.

Le novità della Finanziaria 2007
Se l'opera è prestata da un'impresa o un artigiano a un condominio, è necessario che i condomini, delegando l'amministratore o un commercialista, trattengano il 4% dell'importo dovuto. Tale somma deve essere direttamente versata al fisco dal condominio che, in questo modo, diventa sostituto d'imposta.

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Quando l'opera viene accettata, ma in realtà presenta difetti o non è conforme al progetto, i casi sono due.
Il primo è che tali “vizi”, come li definisce la legge, siano palesi, cioè evidenti o comunque riconoscibili. Se così capita, non c'è più nulla da fare. Il secondo è che, invece, i vizi siano occulti, cioè non sia facile riscontrarli. In quest'ultimo caso scattano le garanzie di legge. Alcuni esempi un pavimento sconnesso, una parete divisoria posta dove non doveva essere: questi sono vizi evidenti. Ma un tetto riparato durante l'estate può perdere acqua al momento delle piogge autunnali, piastrelle mal posate possono uscire di sede con l'uso, fondamenta in cemento armato possono cedere anche dopo qualche anno. Tutti questi sono, perciò, vizi occulti. Sono considerati occulti anche i vizi taciuti in malafede, quando quest'ultima possa essere dimostrata. Le garanzie previste in questi casi l'appaltatore è tenuto a dare due diverse garanzie. La prima dura due anni e copre le opere di minore durata. La seconda è decennale, ed è prevista esplicitamente dal Codice per gli edifici o comunque per le altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata.

Biennale
Dura due anni dalla consegna delle opere. La denuncia deve essere fatta entro 60 giorni dalla scoperta del vizio da parte del committente. Il termine di decadenza di due mesi, però, non scatta quando l'appaltatore ha agito per nascondere il vizio, o quando in qualche maniera lo ha ammesso, anche contestando di essere lui a doverne rispondere. Se vi è in qualche modo un'ammissione di responsabilità, è come se si stipulasse un nuovo contratto per l'eliminazione dei vizi stessi, che ha come termine di prescrizione dieci anni (Cassazione,n. 1320/2001).

Decennale
La garanzia di questo tipo funziona quando l'opera per vizio del suolo o per difetto della costruzione rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti (art. 1669 dei Codice civile). Per la giurisprudenza, nel concetto di gravi difetti rientrano anche vizi che, pur non coinvolgendo la statica del fabbricato, compromettono in modo grave la funzione cui esso è destinato. La Cassazione ha valutato come tali anche le infiltrazioni d'acqua causate da insufficiente impermeabilizzazione (sentenze n. 4692/1999, n. 1608/2000 e n. 117/2000). Anche il termine per la denuncia in questo caso viene prorogato: da due mesi a un anno

 

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